23/10/2009

Bouncin' con Dodo Marmarosa. Si scrive a qualcuno in tutta questa nebbia padana. Così, per avere un'eco, un ritorno, un sonar nel buio della sera, un "hey, ci sono, ci sono ancora, chiusa qui dentro, in questa enorme scatola di pazzìa". Buttato nelle onde sonore del piano malato di Dodo, nell'eccitante epopea be-bop di una civiltà sepolta e ingenua, nella testa in fiamme dei geni abbandonati come cani rabbiosi su una spiaggia morente di rifiuti. Flusso e riflusso. Guardami, ti obbligo, guardami. Schiacciato fra la pressa dell'umidità e il colore giallo di una lampada. Destinato ad andarmene, presto, lontano, nella moltitudine delle anime. Quasi come un brivido, la vita. Shuffle. Passo per queste strade come un mendicante. Non si sente più nemmeno il campanile. Ovatta sulla sera, carica di vodka e pensieri. Dodo's Bounce. E i dolori, il respiro nodoso dei tuoi capelli, il mistero delle tue gambe, il giardino in fiore del tuo corpo nell'amore, il lampo nero dei tuoi occhi, tutto, spazzato, via, da un fendente di notte e da uno stramaledetto sax. Roba da due soldi. E neppure gli occhi dell'Arte a guardare il Crocefisso perfetto delle Assenze. Brucia e passa oltre. Scuoti il nulla come una testa di un fiore e accontentati della mia Passione.
Viva, morente, erculea.

L.

disco: "Dodo's Dance" di Dodo Marmarosa. di mulligan | 23/10/2009
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