Oggi è una domenica triste. Il campanile fa festa per qualche motivo e le rondini sono forse più degli altri anni. Ci facevo caso l'altro giorno, stormi su stormi. Sembra la perfetta "domenica del villaggio". E invece Ivan te ne sei andato, in un qualunque ospedale della tua Milano. Che conoscevi così bene ma che ultimamente facevi fatica a ritrovare. Al solito non son riuscito a vederti in concerto ed entri direttamente nei rimpianti, insieme a pochi altri. A Faber su tutti, Piero Ciampi e qualcun altro. Cantavi sghembo, difficile, anarchico, ma assolutamente vero, lontano dalle folle tutte uguali e uniformate. Si sentiva lo sferragliare dei tram e di quei prati di periferia dove si andava "a fare all'amore" o solo per stare un po' da soli e tenere lontana l'agonìa di una città che moriva nel cemento. Tu, "Il Gioann" e quello che ha ucciso la Teresa perchè "come un fiore è sfiorita, c'è rimasto un po' di nome, se ne andava la sua vita, per un cancro a un polmone" ma Dio com'era bella, la Teresa. E poi la lotta. O Cara Moglie. L'Ardizzone, ucciso come Carletto Giuliani. Cosa ci è rimasto Ivan? L'Italia se ne va con le ronde, nere e verdi, abdica, e mica è bello che te ne sia andato anche tu. Ecco, vediamo di provare a vincere. Addio Ivan Della Mea. A pugno chiuso. Sempre.
L.
di mulligan | 14/06/2009