21/03/2009
Torniamo a casa. Riprendiamoci quello che ci hanno tolto. Non so esattamente cosa, ma riprendiamocelo. E poi restiamo così, stacchiamo tutto ciò che ci lega a questa civiltà cannibale e ritorniamo essenza e mani e corpi. Non rimane mai niente. Lo vedi? Si resta qui a disegnare i sogni. A colorarli. E tu non ci sei. E si aspetta domani. Sbaglio tutto e continuerò a farlo. Sono una marea di cose sbagliate. Ma le cose giuste danno un po' di luce per il cammino. E non sto piangendo. Non sto battendomi i pugni al petto. Anzi, vado, vivo e cerco, ansioso. Curioso. Ma ad ogni rintocco di campana mi accorgo che il giorno non aspetta più. E mi trova in ginocchio. Con la testa sul tuo seno, bello e perfetto nei lampi assurdi di un temporale. Assurde, maledette, distanze.
L.
L.