23/02/2009
Vorrei iniziare dalla fine, senza poi svelare più di tanto. Un ragazzo su una spiaggia, davanti ad un mare che sembra di metallo ma che respira, si muove e quasi aspetta il ragazzo come una bestia feroce improvvisamente ammansita. Il ragazzo legge un libro appena salvato dalle onde, gettatovi da chi pretenderebbe che tu sia uguale a loro, da chi ti vede diverso e non ti capisce. Lui si alza, lo riprende e si rimette a leggerlo come se nulla fosse mai accaduto. Mi piace pensare che siano i Canti Orfici di Dino Campana, che danno lo spunto al titolo di questo bellissimo film di Calopresti: "Preferisco il rumore del mare". In realtà il verso di Campana dice "Fabbricare / fabbricare / fabbricare / preferisco il rumore del mare". Bellissimo, soprattutto in un lunedì che non sa di niente come questo. Dopo giorni schivi di volti e di mani. Ci sono sempre le suggestioni di una poesia, di un film e di una musica. Qualcosa ti tiene sempre in vita, come la mano in un burattino di stoffa. E finchè resisto va bene. Ma fino a quando?
Fate vostro "Preferisco il rumore del mare" di Mimmo Calopresti, anno di grazia 2000.
L.
Fate vostro "Preferisco il rumore del mare" di Mimmo Calopresti, anno di grazia 2000.
L.