22/02/2009
Catching the dreams. Direbbero gli inglesi, o gli americani. Il gioco di raccogliere i sogni, o ciò che ne rimane, la mattina appena svegli. Ricordo che lo faceva Kerouac in un bel libro intitolato "Il Libro Dei Sogni" che così tanto mi affascinò due o tre vite fa. Alzarsi e fissare i sogni, così come si fa con le farfalle, inchiodarli in una bacheca di carta per suggerne la vita, o ciò che ne rimane. Materia da tossicologo forse, ma chissà che ci sia un po' di noi anche nei fumi di ciò che non rimane. Così ti ho rivista E. in quella grande stanza, precipitata come la cometa di Natale. E ti baciavo, mi baciavi, e fluiva il sangue nella passione. E tutto tornava e sembravamo dispiaciuti del tempo che è passato inesorabile e il mio povero padre passava e non diceva e io sentivo la tua bocca, la tua lingua, e avevi gli occhi grandi e aperti e io ero come seduto su una panca da stazione dei treni. Quando ti alzasti eri come invecchiata ma guardavi i miei occhi con amore. E mi dicevi che saresti tornata, forse il giorno dopo o forse mai più. Nelle altre stanze c'era qualcuno. Forse mia madre sotto una coltre di coperte. E il cane che se n'andava per la casa con un plaid rosso in bocca. Non tornerà mai più niente. Lo so.
Il disco che non si decide ad uscire dal lettore è l'esordio dei "Fleet Foxes". Bellissimo.
L.
Il disco che non si decide ad uscire dal lettore è l'esordio dei "Fleet Foxes". Bellissimo.
L.