26/02/2009

Io sono la terra di nessuno. Da dove si transita dall' isola dell'Ignoto a quella dell'Amore. Dove se vuoi c'è cibo e acqua e sole e dove se vuoi puoi restare. Dove se piove c'è riparo e se c'è spacco nella terra puoi affondare le tue radici e trattenerla. Dove puoi sdraiarti a veder le stelle e bere e far fruttare gli alberi da notte a notte, stagioni su stagioni in attimi. Puoi baciarmi, colpirmi. Puoi bagnare i tuoi capelli all'acqua dei miei fiumi. Percorrermi, fingere d'andare e sorridere. Restate. Tu, tu e ancora lei, laggiù. Sedetevi. Io sono la terra di nessuno. I vostri passi li sentirò piano piano svanire da isola ad isola ed io nel mezzo
                      attendo
                                    derive impossibili.

L.
di mulligan at 00:11:00 Commenta:

23/02/2009

Vorrei iniziare dalla fine, senza poi svelare più di tanto. Un ragazzo su una spiaggia, davanti ad un mare che sembra di metallo ma che respira, si muove e quasi aspetta il ragazzo come una bestia feroce improvvisamente ammansita. Il ragazzo legge un libro appena salvato dalle onde, gettatovi da chi pretenderebbe che tu sia uguale a loro, da chi ti vede diverso e non ti capisce. Lui si alza, lo riprende e si rimette a leggerlo come se nulla fosse mai accaduto. Mi piace pensare che siano i Canti Orfici di Dino Campana, che danno lo spunto al titolo di questo bellissimo film di Calopresti: "Preferisco il rumore del mare". In realtà il verso di Campana dice "Fabbricare / fabbricare / fabbricare / preferisco il rumore del mare". Bellissimo, soprattutto in un lunedì che non sa di niente come questo. Dopo giorni schivi di volti e di mani. Ci sono sempre le suggestioni di una poesia, di un film e di una musica. Qualcosa ti tiene sempre in vita, come la mano in un burattino di stoffa. E finchè resisto va bene. Ma fino a quando?

Fate vostro "Preferisco il rumore del mare" di Mimmo Calopresti, anno di grazia 2000.

L.
di mulligan at 09:07:00 Commenta:

22/02/2009

Catching the dreams. Direbbero gli inglesi, o gli americani. Il gioco di raccogliere i sogni, o ciò che ne rimane, la mattina appena svegli. Ricordo che lo faceva Kerouac in un bel libro intitolato "Il Libro Dei Sogni" che così tanto mi affascinò due o tre vite fa. Alzarsi e fissare i sogni, così come si fa con le farfalle, inchiodarli in una bacheca di carta per suggerne la vita, o ciò che ne rimane. Materia da tossicologo forse, ma chissà che ci sia un po' di noi anche nei fumi di ciò che non rimane. Così ti ho rivista E. in quella grande stanza, precipitata come la cometa di Natale. E ti baciavo, mi baciavi, e fluiva il sangue nella passione. E tutto tornava e sembravamo dispiaciuti del tempo che è passato inesorabile e il mio povero padre passava e non diceva e io sentivo la tua bocca, la tua lingua, e avevi gli occhi grandi e aperti e io ero come seduto su una panca da stazione dei treni. Quando ti alzasti eri come invecchiata ma guardavi i miei occhi con amore. E mi dicevi che saresti tornata, forse il giorno dopo o forse mai più. Nelle altre stanze c'era qualcuno. Forse mia madre sotto una coltre di coperte. E il cane che se n'andava per la casa con un plaid rosso in bocca. Non tornerà mai più niente. Lo so.

Il disco che non si decide ad uscire dal lettore è l'esordio dei "Fleet Foxes". Bellissimo.

L.
di mulligan at 09:10:00 Commenta:

08/02/2009

Stasera si parla di nazismo o fascismo, che è poi la stessa cosa. Mi piace partire dal caso Englaro che dimostra sempre più come la Chiesa e questo governo neofascista siano in connubio. Assisto sgomento all'evolversi degli eventi, all'ingerenza bigotta e criminale di piccoli personaggi che ululano come lupi genuflettendosi a un Dio che conoscono solo loro e che se esistesse sarebbe già sceso a prenderli a calci nel culo. Io voglio la mia libertà, totale ed assoluta. Nessun ente morale, presunto superiore, può dirmi cosa fare. Arroganti, ipocriti e perennemente autoritari. A quando una ribellione a questo stato di cose? Dove siamo? Fino a quando ci faremo imporre una morale? E' in gioco la democrazia.
E a proposito di nazismo, consiglio di vedere "Il nemico del mio nemico", sconvolgente documentario sulla vicenda Klaus Barbie, il famigerato boia di Lione, protetto dopo la fine della seconda guerra mondiale dagli Stati Uniti e aiutato dalla Chiesa ad espatriare in Sud America, come per Mengele e altri criminali nazisti. Storia incredibile, conclusasi con un processo tardivo, quando ormai i danni il sig Barbie li aveva già compiuti. Agghiacciante. E sempre con la scusa del combattere il comunismo. Bastardi. Bastardi. Bastardi. E' un mondo triste.

L.
di mulligan at 22:15:00 1 Commento