17/01/2009
Ora è ufficiale. Non si può attaccare, condannare, Israele, almeno in questo piccolo paese. Israele può bombardare liberamente, uccidere bambini terroristi, malati terroristi, abbattere ospedali, noti covi di terroristi, palazzi dell'ONU e usare armi vietate (come se ci fossero armi lecite). E se lo si critica si è "antisemiti", si grida allo sdegno, e chi starnazza sono i fascisti dell'ultima ora per cui la loro Storia è una fiaba o un reality-show. Si urla alla censura. Israele bombarda, massacra. I suoi capi dovrebbero essere giudicati per crimini di guerra, genocidio. Non il suo popolo, non la sua religione, non il suo sacrosanto diritto di vivere in pace. Ma chi commette atrocità va giudicato e condannato, giustamente. Come a Norimberga, ne più ne meno. E io ho il diritto di urlarlo e di scendere in piazza ad aggiungere la mia voce a quella del popolo palestinese, degli arabi. Israele è uno stato terrorista.
A riguardo è utile guardare "Valzer Con Bashir" e "Paradise Now".
Informazione, cultura e libertà. No alla censura.
L.
A riguardo è utile guardare "Valzer Con Bashir" e "Paradise Now".
Informazione, cultura e libertà. No alla censura.
L.
10/01/2009
E' tornata così, all'improvviso, una notte. E forse non te n'eri mai andata via. Oh, poesia.
NEBBIA D'UN GIORNO D'INVERNO
Ti miro voltare azzurrare
in assenza di luna inàne
marciare
fra le vie del paese
agitare
le fragili fronde
gli scarichi
grigi
nebbia che assale
i tristi
miei volti
passare
mano su corpi d'opàle
gentile
amare
frugare in cespugli lontani
di rose
morire
sostare
occhi da mille più parti
velare nel vuoto
scolpire
i corpi che ancora
non ami più ritrovare
schiumare
nello schianto d'un passo
d'un grido rimasto
inatteso sospeso
passare
nell'ore lunghe dell'ombra
zittire la morte l'amore
campane di chiesa frinire
il candore
tiepido addìo
e continuo ridìre
e ridìre
di
ore.
(Gennaio 2009)
NEBBIA D'UN GIORNO D'INVERNO
Ti miro voltare azzurrare
in assenza di luna inàne
marciare
fra le vie del paese
agitare
le fragili fronde
gli scarichi
grigi
nebbia che assale
i tristi
miei volti
passare
mano su corpi d'opàle
gentile
amare
frugare in cespugli lontani
di rose
morire
sostare
occhi da mille più parti
velare nel vuoto
scolpire
i corpi che ancora
non ami più ritrovare
schiumare
nello schianto d'un passo
d'un grido rimasto
inatteso sospeso
passare
nell'ore lunghe dell'ombra
zittire la morte l'amore
campane di chiesa frinire
il candore
tiepido addìo
e continuo ridìre
e ridìre
di
ore.
(Gennaio 2009)
03/01/2009
Questa è una chicca: "People Take Warning! Murder Ballads & Disaster Songs, 1913-1938". Si tratta di un incredibile cofanetto di tre CD che raccoglie voci del "trapassato" americano che cantavano canzoni, appunto, su disastri, ferroviari, Titanici, oppure d'omicidi, d'amore o di semplice ludibrìo. Quando cantare era un modo di comunicare notizie, di avvertire la popolazione, di tramandare leggende. Voci sferraglianti come treni su vecchi 78 giri tremanti e perduti. Fantasmi di pura bellezza perduti chissà dove. Cantare non per soldi ma perchè si aveva una storia da raccontare. Skillet Lickers, Furrey Lewis, Riley Pucket, Frank Hutchinson, ecc. ecc. ecc. E il terribile incidente del vecchio Old '97, l'affondamento del Titanic, la morte di Casey Jones o l'assassinio della Lawson Family. Qualcosa che sta lì, imperituro come le montagne, imperioso come il vento, misterioso come la più bella magìa. Tutto il fascino perduto del mondo. E chi non lo capisce, non lo merita. Bellissimo.
L.
L.