23/08/2008

Avete spento tutte le luci. Ma le stelle no. E quel trio jazz che suona un tema nell'angolo d'amore doloroso della vecchia città &  tu che mi guardi & io so chi sei &  tu sapevi chi ero &  non posso crederci che ti abbia pensata & poi vista & a quel tavolo &  è folle &  non ti rivedrò che fra altri venti anni & forse & forse & dovevo chiederti & parlarti & ho sorriso & ti voltavi & oddio & io spezzato & sorridente & il vento che saliva a scompigliarti i capelli & entriamo & poi la città & la folla & caviglie & abbronzature & folla & tutta ad esplodermi attorno & lei & sembravi un poco triste & poi scherzavi & chi era ? & il tuo uomo ? & scivola la tua figura su Miles Davis & che ci saremmo detti & quale mano & quale idea & nessun futuro & se non un passato che più passato non si può & qualcosa in bianco e nero & solo Stardust Memories & corse & chiese & campane & ansimi di una vita cattiva & dove sei & come ti trovo & stasera & qui & io & la musica.

how far can we fly ?
L.
di mulligan at 21:40:00 1 Commento

08/08/2008

Monk entra, grosso, enorme, caracolla, sembra cadere, si guarda intorno e avvicina lo sgabello al pianoforte. 88 tasti, un duro lavoro. Nellie lo guarda da dietro una porta, amore & amore, nulla più, qualcosa fra una madre, un angelo custode e una moglie. Monk alza le dita e picchia, percuote i tasti come una vendemmia, l'arte di un raccolto, miete. I musicisti lo inseguono come metronomi in affanno, a bocca aperta, soldati in parata sotto l' Arco di Trionfo del jazz. Nellie ha una mano sulla bocca. Ha paura che si spezzi, che finisca così, su una poltrona, comodo. Nellie non è ancora ora, Monk spezza la melodìa, tira fuori le ossa, anche le più minuscole, in un domino impazzito di note, le scaraventa nella sua  barba dura, ricadono in piccole esplosioni. Bum. Ora è il sax tenore che cerca una via, accecato dai bagliori. Geme. Monk si alza. Fa un giro su se stesso. Oh, crazy man. Sembra avvicinarsi al contrabbassista. Forse gli vuol dire che no, non ci siamo, sei troppo regolare, non affondi la lama, non spezzi, non esulti. Non lo fa. Sorride. E a Nellie scende quasi una lacrima sotto quel cappello bianco. Torna allo sgabello. La bocca è aperta e gli occhi nuotano in un bianco che sa di acqua. Riprende la danza. Scherza come un bimbo. Accarezza. Non fa mai male, non può. Un inchino. Ora Monk ha terminato. Un altro inchino. Il piano giace confuso, ansima, ma non si è mai divertito tanto. Nellie lo accarezza sulle guance. Amore, andiamo, ti si è sbottonata la camicia. Andiamo, a te penserò io. New York respira lenta, Thelonious, mentre tu e Nellie vi abbracciate come ragazzini. Misterioso, misterioso Monk.

L.
di mulligan at 22:26:00 Commenta:

07/08/2008

In inglese si direbbe "raw", qualcosa di simile a "crudo". Una "jukejoint" in un luogo dell'anima come il Mississippi, intrico di umori, sesso e vicinanza a un Dio terreno e arcaico. Junior Kimbrough non c'è già più da qualche anno ma urtica da un cespuglio di chitarre col ciondolare ipnotico di un blues che è puro erotismo, indolenza e dolore. Ascoltando questa musica qualcosa deve pur capitare. E' uno scontro di venti che arrivano da punti geografici opposti e si danno battaglia. Un auto con un finestrino rotto e un uomo con la testa fra le mani sul bordo della strada. Un vestito blu appiccicato al corpo da un pioggia battente. Pure gli astri diventano rossi. Ribolle il cielo come sangue di Dio. Spegni la luce. Qualcosa succederà.

L.

Junior Kimbrough "Sad Days Lonely Nights":
http://it.youtube.com/watch?v=lm06GowX3gU
di mulligan at 22:19:00 Commenta:

06/08/2008

"Marcovaldo" alla fine è un buon libro. Piccole storie un po' fragili e un po' tenere, in un'Italia che non c'è più o che aveva solo i denti da latte dell'Italia di oggi. Non è perchè lo scrive Calvino che debba essere perforza un capolavoro. Suvvia. Stefano Benni, a mio avviso, è decisamente altra cosa. Però lascia qualcosa in gola, come una lisca o qualcosa che non va giù.
C'è uno splendido aneddoto nella prefazione, dove si racconta che "Chichita", moglie di Calvino, andando incontro al grande scrittore argentino Jorge Luis Borges, ormai cieco, gli disse "Sono qui con mio marito, Italo Calvino", e Borges "L'ho riconosciuto dal silenzio".
Ecco, così vorrei essere trovato, cercato, amato. Nel silenzio.

Lampi. Lacero è l'abito dell'estate e, sotto, pelle pulsante. Buonanotte.
L.
di mulligan at 22:50:00 Commenta:

04/08/2008

E' una di quelle sere in cui devo "riportare tutto a casa". E' già successo, probabilmente ne ho già scritto. Riavere ogni cosa al proprio posto, in perfetto ordine, tale che con una mano possa toccare il midollo della vita, il senso, e ripartire. Fermarsi. Tagliare le tue rose blu nel punto più basso del gambo.  Stasera non ci sono per nessuno. Se non per i miei gatti, quelle luci e un cielo rosa che muore di voglia di luna e che mai potrà possedere. La tragedia infinita delle costellazioni. Orbite umane, ellissi, curve, in eterno a morire sul fiore nudo del tuo corpo. Lassù. Neppure la notte arriva più come un tempo. Scavalca steccati & steccati di umanità e mi lascia nella solitudine fredda dell'alba. E ti recupero, Steve. Come un vecchio amico. In quel lontano ottobre del 1999.
Prima dell'abbattersi degli alberi, prima delle tempeste. Tu ci sei e "someday I wanna know what's over that rainbow / I'm gonna get out of here someday".
Non smettiamo mai di lottare per la Bellezza, nemmeno in una notte come questa, nemmeno se domani sarà uguale alle tue solite mani, nemmeno se non ci saranno più figli, amanti o cani, nemmeno se l'amore come sempre se ne frega di te, si fa come Woody Guthrie, si salta sopra un treno e si parte e 'fanculo a tutto il resto.

L.

ps: qui vi vedete "Someday" di Steve Earle:
      http://www.youtube.com/watch?v=7yiHZ13Fq44
di mulligan at 21:38:00 Commenta: