30/10/2007

Ma allora la televisione è ancora viva, ci sono speranze, può risorgere! Scrivo sull' onda dell' emozione regalata dallo spettacolo di Marco Paolini, in prima serata sulla benemerita La7. Più di due ore di emozione pura, cultura, storia, serietà e sincerità, senza un attimo di tregua, senza l' abominio della pubblicità. Un vero miracolo nella spazzatura catodica italiana. Dove eravate questa sera se ve lo siete perso? In quale anfratto marcio di Mediaset o della Rai? Vergogna per chi non c' era.
Io voglio pagare il canone a La7.

L.
di mulligan at 23:58:00 Commenta:

28/10/2007

Luigi Maieron, cantore friulano, ha fatto un grande disco qualche anno fa, "Si Vif", ma questo "Une Primavere", appena uscito, non riesco a farlo entrare nell' anima. Come mai? Eppure ha belle canzoni, alcune cantate anche in italiano, come la splendida "La neve di Anna", ma rimangono lì e non mi emozionano come le perle di "Si Vif". Chissà, magari sono io poco predisposto di questi tempi. Gli ridarò altre possibilità, altri spazi dove provare a respirare. Rimane il fatto che Maieron mi riporta sempre a te, E., mica ci posso fare niente e, fondamentalmente, non voglio proprio farci nulla. Lascio che arrivi, mi scompigli i capelli, e lascio che torni in Friuli, alla tua vita.
Si va chiudendo il mese, e visto che si parla di musica vi segnalo almeno tre grandi dischi: Mark Knopfler con "Kill To Get Crimson", Steve Earle con "Washington Square Serenade" e Lyle Lovett con "It's not big, It's large" (titolo troppo divertente). Che diamine, l' autunno non porta solo la nebbia e un po' di malinconìa.

L.
di mulligan at 23:26:00 Commenta:

23/10/2007

A volte le storie se ne stanno lì, si sbracciano come i fiori di Bukowski, e noi non ce ne rendiamo conto. Siamo così presi dal ritmo della vita, dal perpetuarsi delle ore, dal far sì che tutto combaci anche se niente davvero lo fa. Così può capitare di voltare la testa mentre Tom Waits t' apre il cuore nel chiuso della tua automobile e vedere un vecchio autobus scaricare due ragazzini al bordo della strada, nella confusione dell' autunno, e c'è lui che guarda lei e sorride nelle sue piccole spalle ma sa che girato l' angolo l' aspetterà il solito pomeriggio prima di diventare grande e lei rimarrà forse un appuntamento per domani, uno sguardo timido nell' odore di benzina, un nome, o chissà.
Poi si svolta, c'è una curva, la canzone finisce e tutto torna come prima, anche se una piega sul mio viso mi dice che in fondo sono ancora vivo, che ho ancora occhi in questa lunga notte.
Un altro giorno, un' altra notte, voglio andare a casa, ma non so la strada, così canta Mary Gauthier e io con lei, nel soffice rimbalzo di una batteria, nella curva d' argento di una chitarra, nella grazia costante del vento.

Fate caso alle storie, sempre.
L.
di mulligan at 22:30:00 Commenta: