24/06/2007

Il migliore è stato mio cugino, arrivato con un puttanone brasiliano chewingommata. Almeno la solitudine era un po' più piacevole, roba vecchia, un po' passata, però il culo si salva ancora. E poi i soliti riti dei funerali, resi un po' più belli e antichi da questo paesino incastonato fra montagne
rigogliose e fiere. L' omino-megafono con l' apparecchiatura caricata a zaino sulle spalle e il prete con gli occhi ribaltati durante il Padre Nostro. E la processione dei parenti, quasi il contarsi i denti in bocca, a vedere le pance, i chili in eccesso e i ti trovo bene. E lì nel banco a cercar di capire che cosa stiamo facendo, che senso ha tutto questo, a guardare il Santo, lo stesso che guardavo da bambino mentre bramavo di trovare la vita nel torrente lì accanto. Secco e impolverato, solo che adesso ha una targa elettronica sotto ai piedi, che un omino accende col numero del canto. Mi è venuto da ridere più di una volta, scusa nonna, non è per te, è che davvero tutto questo non ha un senso. Mi spaventa e mi lascia solo. E chissà quanti hanno alzato gli occhi e capito che c' era così tanta bellezza lì attorno e che quella era davvero sacra. Il silenzio di quegli alberi, del cielo, vale molto più del suono della carrucola che ti porta sottoterra. O di questo metallo spacca-muscoli o dei tuoi sbadigli del cazzo. Vabbè, ciao nonna, davvero.
di mulligan at 21:28:00 7 Commenti

18/06/2007

"Dove mi porteresti se io avessi una bio-porta?", questa è la domanda che ti può fare una donna dopo che hai visto con lei "ExistenZ" di mastro Cronenberg. E questo è quello che mi è successo questa sera. Serata sbagliata. Con laggiù ancora il nero pece di un addio che arriva tremando. Realtà, sogno e tachicardìe. Peccato. Ma comunque scoparti sarebbe stato come piangere disperatamente. Meglio così.
di mulligan at 00:38:00 1 Commento

02/06/2007

Fermo l' auto. Ci dev' essere la luna finalmente dietro il paralume delle nubi, tetra e sexy come una signora gentile in accappatoio. Sembra ci sia il cielo in rilievo, netto, tagliato con una lama, screpolatura ramata di una casa blu. Mi avvio e penso che davvero sei la chiave per capire questa mia vita. E' come andare da un allergologo a farsi decifrare le reazioni cutanee. Tutto ha un senso. Tutte queste parole che scrivo da una vita, la poesia, il mio amore per l' arte e la Bellezza, le mie profonde inquietudini, le mie dolci mani e gli occhi bassi: tutto si riconsegna immobile, in fila indiana, al tremore del tuo corpo, alle tue mutandine bianche, a quei capelli che ti fanno bambina e donna. E stanotte mi rimane solo il suono del metallo e la lucida consapevolezza della solitudine, del ripetersi delle stagioni e dei naufragi.

L.
di mulligan at 02:01:00 4 Commenti