21/09/2006
Guardo e non ci credo. Vedo la bava della Mussolini (Mussolini, mussolini..mussolini!!!!), quel poveraccio di Sgarbi, e, oddio, quel cretino di un pagliaccio di Platinette...manca solo Pippo Franco..e poi..una pseudo-donna-troia seduta su una scrivania, a cosce scoperte..belare stronzate davanti ad Alighieri, tutta sorrisini e nulla..e poi sale sulla cattedra..e balla, muove la merda di cui è fatta, e in culo alla cultura...tutti sono in delirio...checcifrega..guardo e piango. Ieri sera, dopo mezzanotte, c' era Dario Fo, che parlava di Mantegna, su Rai 3. Abbiamo un genio, un premio nobel, e deve finire a tarda notte, perchè, oddio, parla di cultura vera. Ad ogni parola, ogni citazione, un mondo che si apre. Dietro di lui Mantegna, qui il nulla. Zero. Bisogna reagire. Bisogna fare qualcosa. Bisogna spazzare via per sempre questa gentaglia, le "menti" della televisione, stanno plasmando mostri, sempre di più, a getto continuo. Questo è il nuovo fascismo da combattere, dove siete partigiani?! Dove siamo?! Nessun buonismo, niente, spazzare via, per sempre. Ne va dell' Italia e di quel poco di dignità che ci rimane.
"E' il popolo che fa la storia, ma è il potere che poi te la racconta"
Dario, ti prego, non morire mai.
Resistere resistere resistere!
L.
15/09/2006
Credo che quando un presunto intellettuale, o, comunque, un esponente di una certa importanza e cultura, si presume intelligente e letterato, comincia a predicare l' odio, razziale o religioso che sia, è giusto che muoia. E il prima possibile. Hai già vissuto troppo, signora Fallaci. Vorrei morissero anche le tue parole.
"..seguirò il vostro feretro / nel pomeriggio opaco / veglierò che v' interrino / nel vostro sepolcro correttamente / e non me ne andrò senza esser certo / che siate crepati veramente.."
13/09/2006
La Toscana è qualcosa d' intenso. Qualcosa che ti prende le viscere. E ti abbandona come un amante di notte.
ASSONANZE TOSCANE & TE
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Ti sperdi
come una strada
dove gramigna
soffoca
il girasole
erto in insicura
ghigna
pronto a scollinare
truce
cencioso
giallo
su
per
S.Luce
e se arrembi
le tue mani
i tuoi orecchi
puoi
tastare
di sottecchi
con amari
gesti
sghembi
il frinire
non di grilli
ma di capitali schianti
o un ansimar di stecchi
ed erculee
laggiù vedi le colline
nei marosi dei pistilli
nell' addio
che è un po'
un morire -
ti sperdi
come un' alta torre
dove sasso
muore in zolla
nel rivolo di un solco
fiera vena dove scorre
in un tempo un poco lasso
l' ardire di una folla
e il silenzio
di un insetto
di una botte
o un ragazzetto
garrula a bandiera
sul tuo corpo
nella curva del tuo petto
ciò che arrende nella sera -
Ti sperdi
come immenso cipresso
dove a notte carriole
di celesti svolte
divellano le stelle
in luminose viole
e lucciole
e rondoni
e fiabesche caravelle
se ne van dalla
tua bocca
come i giorni
o le stagioni
e l' amore dei ritorni
è campana
che rintocca -