29/06/2005
Stasera sono tutti alla finestra. Come se passasse il Giro d' Italia o il Circo. Invece stanno tutti guardando la pioggia. Come se questa città fosse una campagna, una distesa assetata e polverosa. Due amanti, lei in abito rosso, lui in abito blu. Una bambina che indica il lampo che se n' è già andato. In ginocchio, prostrati davanti alla natura e ai suoi muscoli, ai suoi voleri. Qualcuno brandisce i suoi fiori. Scatarro afoso di un moribondo. Così me ne torno qui e porto con me l' armonica-Mississippi e la lap steel-treno-perduto e la voce di gola di Mary Gauthier. "Sei speciale lo sai", mi hai detto, ma io, cara, avevo il tuo capezzolo in bocca e non ricordo. Ripetimelo. E mi spiace (annusa questa pioggia), mi spiace dirti che mi sento solo.
A proposito, ancora, di gatti. Gatto Nero, Gatto Bianco è un bellissimo film. Consigliato. Così come L' Ultimo Spettacolo di Bogdanovich, con tutta la sua polvere e il povero cuore di Hank Williams. Lui sì che aveva capito tutto. Di Closer, invece, ho apprezzato solo l' incipit. Che mi ha fatto scoprire una splendida canzone di Damien Rice. Noleggiatelo, recuperatelo, guardatevi i primi 5 minuti e poi fate l' amore con chi vi pare. E' più divertente.
Fish swim
Birds fly
Daddies yell
Mamas cry
Old men
Sit and think
I drink
23/06/2005
Le donne sole hanno sempre dei gatti. Puoi contare i loro gatti per capire la loro solitudine. Intendo quelle oltre i 40 anni, quelle che la vita ormai si è stancata di loro. Accarezzano i loro gatti, le donne sole. O anche quelle di 60 anni, che se ne stanno al caldo, nel buio, a sperare che l' estate finisca presto. A volte sono solo dei selvatici gatti malsani ma a loro non importa. Gli sopravviveranno anche quando avranno le imposte chiuse e il sole crepa le nuvole. I gatti si arrangiano. Le donne sole, no.
Bud Powell in Paris, questa sera. E una birra fresca. Vi voglio bene. Strano.
10/06/2005
Prima o poi doveva accadere. Poi, magari, tu ritorni sventolando i tuoi baci, non lo so. Ma per quel che ne so, ora, col rumore di ferro della gru là fuori, tu potresti anche non esserci più. Per sempre. E' che mi capita, come ieri, di pensarti. Sai, in fondo la mia mente non è che un susseguirsi di stanze colorate ricolme di oggetti e corpi e sapori. E la tua stanza è sempre stata fra le più luminose e chiassose. Ci passo sempre volentieri del tempo. Ieri è bastata una brutta canzone ed eccoti lì, con un po' di ansia e il tuo caos organizzato e tu che ti chini per allacciarmi le scarpe. Ma in realtà è tutto muto. Non ti trovo più. Sorridevo mentre cercavo di fare l' uomo serio-inserito-nella-società ma in realtà pensavo a quando mi dicevi che saremmo andati a Stoccolma con la tua macchina caotica, tu, io e il cane, come un wooooosh attraverso l' Europa, fino a fermarci sotto l' Iron Boy a ridere dei nostri vecchi desideri. Ho pensato a questo. Non so perchè. A quando poi stendevo la mia carne qui sopra i tetti e spingevo i miei occhi su nel cielo per trovarti. Niente tornerà e ancora spalancherò la tua stanza col sorriso o con le lacrime. E poi "non posso star sulle tracce di ogni pettirosso che cade", lo dice anche Leonard Cohen.
05/06/2005
(I thought that you were dead). Non mi manca nulla. Vedi, qui puoi trovare le inquietudini di Pessoa, Stefano Benni e le sue battaglie per la verità, Nick Hornby che parla di calcio e vita, il furore di Steinbeck e la malinconìa solitaria di Billie Holiday e più sotto sbircia la vita di Tom Waits e le lacrime d' amore di Neruda. O la striscia anfetaminica del cinema, Scorsese, i De Niro, Pacino, tutto ciò che fa tremare i muri della percezione, la grande svista del destino, le coscie nude di Halle Berry, lo sguardo di Billy Bob Thornton. E poi, sì, ciò che sventra la mia carne, che mi appende sul chiodo del macello, la Delia di Johnny Cash, la ciondolante disillusione dei Bellwether, i fiori tenui di Jackson Browne, il banjo trafitto dai muli di Bill Monroe. Cibo per la mente, un banchetto danzante perenne, a cui la mia anima si ciba come un grasso bambino mai nato. (I thought that you were dead). E le nuvole si accavallano e grugniscono e si scopano sopra le mani aperte del sole. E' una puttana che non ti vuole, questa sera. Non manca nulla. Sono come pareti, queste, di un rifugio antiatomico, che si aprono sulla vita che scende giù come fiori di neve. Credo di avervi perso tutti quanti. Forse è ora che mi riposi. E che cerchi i tuoi occhi mitici nel buio profondo di queste fiamme blu.