31/03/2005

E' come un quadro surreale. Io col viso fra i suoi seni e ...

lei: "Domenica vai a votare..?"

io:  "Beh sì..." e intorno il buio e il calore del suo corpo e del mio ...

lei: "E cosa voti..?"

io: "Rifondazione Comunista.." riemergendo un po' stupito ...

lei: "Ma lo sai che Bertinotti vuole eliminare la proprietà privata ?!"

io ho cominciato a ridere, è stato troppo surreale, un misto fra un film di Woody Allen e un quadro di Dalì. E poi mi sento chiedere perchè rido, perchè cazzo stai ridendo idiota! Dio santo ma ti sembra il momento per parlare di queste cose? E' un mondo sorprendente il mio. Magari anche il vostro, ma il mio è un turbine di chicche. Alterno depressioni a piccoli sapori dolci in questi giorni. Sembra tutto fuori controllo, un' enorme sonda spaziale che precipita in fiamme.

La canzone di stasera è "Deanna" dal delizioso, imperdibile, box di Nick Cave. Roba da grotte e da sottobosco.

di mulligan at 22:39:22 Commenta:

29/03/2005

Una volta pensavo che Jerry Garcia fosse il Charlie Parker della chitarra per le note alte che riusciva a raggiungere e per come poi le lasciava cadere a cascata ma che diamine in questa Simple Twist Of Fate (che rimane sempre la mia canzone preferita di Bob Dylan) è puro Chet Baker o Bill Evans. E' che i geni riescono ad attraversare tutti i confini, forse è questo il loro mistero ancestrale. Oppure la gioia che Keith Jarrett esprime in "I Love You". Un titolo banalissimo ma che se ascoltate l' allegrìa improvvisata che sgorga dal quel suo piano maledetto (nel senso di "cursed") in questo momento capite che non è proprio così. Non poteva che titolarlo così questo pezzo. Così come tutto assume significato nel momento dell' innamoramento così in questa canzone la musica ne delinea i contorni, lo rende reale, come se toccaste una pietra, un albero o un gatto acciambellato. Ne ha pure i luoghi oscuri, sottolineati dal cadenzato ritmo del contrabbasso e della batteria, ma lui, l' amore, se ne sta pronto, dietro una casa, dietro a una bancarella di fiori, a sorprendere di nuovo la città e le persone. Salta fuori, sgorga dalle sue dita, con un sorriso incredibile e una leggera sciarpa azzurra. Fermatevi, ad ascoltare...
di mulligan at 21:48:39 Commenta:

24/03/2005

Bisogna aggredire gli scalini due alla volta soprattutto in serate come queste arrampicare come gechi su in su verso l' alto e lasciarsi alle spalle le luci della città e le donne tutte quante le troie e quelle sante e sperare di trovare un anfratto di caldo da qualche parte e voi e le vostre pareti colorate del cazzo e i vostri sorrisi e i vostri giudizi sparati a caldo come un mastice fra voi e il vuoto eccomi qui a riempire di furore e di dolcezza le vostre notti inutili sopra al mio copriletto azzurro sì sono inutile perchè scompaio nel buio e nel silenzio stupefacente delle strade e posso ancora un confetto? uno solo e poi dio vi benedica e sperate che non vi lasci crescere un cancro da qualche parte succhiatemi via la vita che volete e anche il cazzo se vi va ma porcodio cercatevi un altro poeta o un altro uomo che vi porga le spalle ce ne sono mille meglio di me più vuoti di voi belli vestiti alla moda ributtanti scheletri di stupido fango depilati cani randagi che scoperanno voi e la vicina di casa amore ti voglio bene e odorano ancora di fica e perfavore domani vengo da te e ti voglio felice oppure vaffanculo sei una merda te e i tuoi morti e la tua musica e la tua strada lunga bellissima e piena di erba che nasce e fiori azzurri scrivimi un libro amore come quello della TV così avrò un orgasmo e la mia anima                                                                                                                                     salirà                                                                                                                                          come un cazzo                                                                                                                                     eretto

....

di mulligan at 00:57:57 Commenta:

21/03/2005

Una vecchia poesia che respira ancora...dedicata a E. ...e ad un primo giorno di primavera così lontano, così vicino...

LE MURA DI MARZO
Lungo le Mura dolenti
di questa città
senza mani da donarti
in una notte perfetta
ad osservare il cielo di Marzo
sentinelle in attesa 
di nemici ormai polvere
e prati in fiore.

Attraverso strade di
una storia dolorosa
c' incamminammo 
sorpresi dal calore della sera
ciondolando come amanti
come rose adulte
in una tormenta.

Era come un mare
silenzioso la città
sottostante, muta e
luminosa davanti ai
tuoi sorrisi e alle mie
mani stanche.

All' improvviso
non c' era più confine fra 
cielo e città
fra luci di case e stelle
fra le costellazioni e 
le nostre anime
bianche.

C' era un abbraccio lassù
sincero e fragile
e il tempo scendeva dalla Rocca
su di noi sorprendendoci alle spalle
come un angelo in missione
lassù c' erano i tuoi occhi scuri
e i miei occhi chiari.

Non sono stato in grado
di abbracciarti per la notte
la tua figura è scivolata
fra le dita come sabbia
il mare ti ha reclamata
alzando una marea da naufragio
dall' orizzonte.

E le stelle andavano
da sud a nord
E le stelle restavano ad affogare
in cielo
E le stelle andavano
da sud
verso
nord.
di mulligan at 09:08:23 2 Commenti

18/03/2005

AFA

 

Le tue labbra, denti

e isole d' amore

                        fra tempeste

                        di buio

                        e pioggie

                        immense

sulle vie

cardinali

degli occhi tuoi

                         rischiose

                         paludi

                                  d' immenso

                                  e salato

                                              riflusso

                                              dove

                                              resto

                                              segreto

                                             e

                                             nel sonno

                                             inciso -

oh madre, oh padre

nel vostro giardino

di Carne & Foglia

si muore in cielo

si muore in terra

    si rimane in effimera

                       preghiera

                       via

                            via

                                 nelle lunghe

                                 migrazioni

                                degli

                                uccelli

                                          o delle

                                          alate

                                          solitudini -

 

nelle braccia tue

 resto

      figlio e uomo

                   amante o

                                 vuoto scafo

                                 di luce

                                 nelle onde

                                                 dense

                                                 del tuo arreso

                                                 corpo

                                                 nello

                                                        spettro

                                                        della

                                                        sera -

 

sonagli

da bimbo

percossi

queste tue bianche

                 assenze

                 lenti

                        passi

                               fra stanche case

                               fiumi

                              d' aspra

                              acqua

                                       scrosci

                                       di

                                          ribaltata

                                                       vita

                                        

sull' afa

di questa

primavera

sola -
di mulligan at 09:45:39 Commenta:

12/03/2005

Era una di quelle giornate d' estate che capitano raramente, soprattutto nel mese di luglio. L' aria fresca e il cielo terso, quasi trasparente, d' un azzurro magnifico e a Villafranca, in quel di Verona, si esibiva Bob Dylan. E' stata l' estate dell' innocenza, dell' amore, dei grandi sogni, della vita che spalancava finalmente le sue coscie misteriose. E quel giorno Dylan era vestito di bianco, sorrideva e m' ha regalato una delle più belle emozioni di sempre. Fu un concerto straordinario. Era la festa dell' Indipendenza in America, il 4 di luglio, ma lui era lì, in quel mistico castello a cantare solo per noi, con voce chiara e un' intensità rara. Il più grande, senza dubbio. Ricordo i miei occhi chiusi durante "Simple Twist Of Fate", a lungo sognavo di ascoltarla in un suo concerto, e i brividi che salivano fino alle stelle e alle rondini spaventate. E i miei pensieri a L., durante le canzoni. C' era la musica, c' era l' emozione per qualcosa che poteva diventare grande, c' era il leggero tepore dei sogni. E poi c' era "Boots Of Spanish Leather" e i volti di chi mi stava accanto. Ricordo due ragazze davanti a me, una piangeva di gioia, l' altra mi guardava e sorrideva. "Ah, ma s' io avessi stelle della notte più nera e diamanti dall' oceano più profondo / li lascerei tutti per i tuoi dolci baci, / chè è di aver quelli che io sto sognando". Ah, il silenzio irreale, commosso, la grande mano calda della Poesia. E il ritorno a casa. Con un cuore di più, e il febbrile desiderio di raccontare a tutti l' esperienza. Non sapevo che quella sarebbe stata la mia ultima estate. Che la mia piccola svolta nel destino sarebbe arrivata come un treno, deragliando.

Stasera sono qui, ho rispolverato quel concerto, lo riascolto e mi scuote. Siamo ancora sulla strada, Bob, diretti verso un altro incrocio...."tangled up in blue".

E voi tenetevi il vostro Renga.

 

di mulligan at 19:25:21 Commenta:

02/03/2005

Chet Baker che suona del be-bop non è così usuale. Diciamo che può unire due tra i miei musicisti jazz preferiti: lui, solitamente romantico e melanconico, e Charlie Parker, irruente e radioso. Così stasera l' angelo-Chet suona furioso e ogni tanto rallenta e incespica nell' amore. Intanto lei, guarda, gli strofina il cazzo sulle sue calze a rete. Anche quella è solitudine. E forse amore. Anzi, senz' altro amore. E io ho i piedi dannatamente freddi e cerco di carpire la musica, l' intrigo passionario del jazz. Questa influenza arcigna rischia di  destabilizzare la passione. Decidono le litanìe degli occhi stanchi l' incedere o meno di noi due. Perchè dobbiamo ancora rassegnarci ? Avanti, su, verso il sole, diciamolo con Majakovskij. Guarda, le sta facendo un pompino. Ciò che io ora vorrei da te. Rimane la tisana all' ibiscus, rossa, e John Hiatt che canta "have a little faith in me".
di mulligan at 23:59:07 1 Commento