03/07/2009

Una roba rapida. La luce in diagonale taglia in due l'ombra. Sono due amanti che tornano in un vecchio sottoscala. La gatta li osserva e non fa null'altro che strusciarsi e miagolare. Lei è vestita di bianco, lui ha solo voglia di lei. Fuori c'è ancora la musica e la stessa luna di qualche tempo fa. Una grancassa, e sicuramente qualche persona che non sa dove andare ad ubriacarsi questa sera. Ma loro hanno già chiuso la porta. E fuori il mondo non c'è già più. Il resto è mare & strada & montagna. Il resto può anche essere morte e delizia. Non importa. Era il grandangolo della sera che slancia i pensieri. Rimango con le mie assenze a piangermi addosso. E i Felice Brothers a cantare, drunken e bellissimi. Vodka & Beer. A volte il paradiso sono solo pochi scalini e il tuo seno a punta verso ciò che rimane della vita.

L.
di mulligan at 23:14:00 Commenta:

14/06/2009

Oggi è una domenica triste. Il campanile fa festa per qualche motivo e le rondini sono forse più degli altri anni. Ci facevo caso l'altro giorno, stormi su stormi. Sembra la perfetta "domenica del villaggio". E invece Ivan te ne sei andato, in un qualunque ospedale della tua Milano. Che conoscevi così bene ma che ultimamente facevi fatica a ritrovare. Al solito non son riuscito a vederti in concerto ed entri direttamente nei rimpianti, insieme a pochi altri. A Faber su tutti, Piero Ciampi e qualcun altro. Cantavi sghembo, difficile, anarchico, ma assolutamente vero, lontano dalle folle tutte uguali e uniformate. Si sentiva lo sferragliare dei tram e di quei prati di periferia dove si andava "a fare all'amore" o solo per stare un po' da soli e tenere lontana l'agonìa di una città che moriva nel cemento. Tu, "Il Gioann" e quello che  ha ucciso  la Teresa perchè "come un fiore è sfiorita, c'è rimasto un po' di nome, se ne andava la sua vita, per un cancro a un polmone" ma Dio com'era bella, la Teresa. E poi la lotta. O Cara Moglie. L'Ardizzone, ucciso come Carletto Giuliani. Cosa ci è rimasto Ivan? L'Italia se ne va con le ronde, nere e verdi, abdica, e mica è bello che te ne sia andato anche tu. Ecco, vediamo di provare a vincere. Addio Ivan Della Mea. A pugno chiuso. Sempre.

L.
di mulligan at 18:02:00 Commenta:

10/06/2009

Le bufere a giugno fanno anche più male. Al cielo e un poco anche a noi. C'è ancora quel vento freddo che accavalla lembi su lembi di notte come se l'inverno si divertisse a fare il moribondo nel balletto degli addii. Strappa, lascia e abbandona. Soccomberà domani. E io sforacchio il buio di queste strade col ronzìo di un'idea, di uno slancio artistico. Un enigma dedicato a Monk e Nellie. La più bella storia d'amore di tutti i tempi. Dovrei raccogliere cose passate, elaborarle nel lutto della solitudine e vedere se c'è ancora l'anima. Sghembo come un treno a vapore nel culo buio di una notte messicana. Ciuff ciuff. Andare tanto per andare. Fare tanto per fare. Qualcosa che stia in piedi come una jam session notturna. Dio come ti amo notte. E tu che parli a fare. Ascolta la Bellezza se sei capace di sentirla.

L.

libro del mese (e dell'anno): Skellig di David Almond
di mulligan at 01:24:00 Commenta:

03/05/2009

(straordinaria, quando la poesia lascia muti)

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht
di mulligan at 09:28:00 Commenta:

02/05/2009

Per la prima volta da quando frequento le Grotte ho saltato un mese. Un mese a secco di parole. Un periodo in cui la luna è solo la luna, il cielo solo cielo, niente misteri, suoni segreti e improvvise luci e visioni. Una specie di ritiro da ciò che più mi da calore: la passione. Impegnato solo a resistermi, a stuccare le crepe di una vita che fatica. L'inquietudine che toglie la pace, che impedisce di vedere oltre, al di là, attraverso. Una terrificante voglia di solitudine. Totale, assoluta e ineluttabile. Su di una strada post-atomica verso un mare nero e privo di vita. McCarthyana visione. Realtà di questo sabato sera.

L.
di mulligan at 23:46:00 Commenta:

21/03/2009

Torniamo a casa. Riprendiamoci quello che ci hanno tolto. Non so esattamente cosa, ma riprendiamocelo. E poi restiamo così, stacchiamo tutto ciò che ci lega a questa civiltà cannibale e ritorniamo essenza e mani e corpi. Non rimane mai niente. Lo vedi? Si resta qui a disegnare i sogni. A colorarli. E tu non ci sei. E si aspetta domani. Sbaglio tutto e continuerò a farlo. Sono una marea di cose sbagliate. Ma le cose giuste danno un po' di luce per il cammino. E non sto piangendo. Non sto battendomi i pugni al petto. Anzi, vado, vivo e cerco, ansioso. Curioso. Ma ad ogni rintocco di campana mi accorgo che il giorno non aspetta più. E mi trova in ginocchio. Con la testa sul tuo seno, bello e perfetto nei lampi assurdi di un temporale. Assurde, maledette, distanze.

L.
di mulligan at 22:56:00 Commenta:

14/03/2009

Si dice che non si lasci mai Memphis senza portar qualcosa dentro di sè. Io a Memphis non sono mai stato. Però questa canzone dice così. Mi accontenterei di passare questa notte trovando qualcosa da tenere là in fondo, quando l'alba arriverà. Sarebbe già qualcosa. Ancora mi scorrono le immagini del New Jersey freddo e ventoso, con l'oceano schiumante di fronte, sulla passeggiata grigia e i gabbiani e due figure, una enorme e disperata, l'altra imprigionata in un dolore sordo nella sua bellezza pallida, abbracciati verso un nessun luogo, sospesi per un attimo dalla vita. Dio solo sa quanto ne abbia bisogno. Così, al vento, allo schiumare della natura, solo occhi e mani e promesse da non mantenere, ma per un attimo, un solo attimo, crederci. Ho voglia di un bacio. E poi potrò andarmente da Memphis. Ovunque si trovi.

L.

disco: "Dirt Farmer" Levon Helm
film: "The Wrestler" Darren Arofnosky
di mulligan at 21:52:00 1 Commento