14/11/2009
Visioni di cavalli neri, con occhi di fiamma, agli angoli delle strade, sul finire lento della città. Cavalli allo stato brado, diritti dall'inferno, sotto un cielo senza stelle e senza luna. Qualcosa di selvaggio e di animale, di saturo. Una vendetta di crine. Lanciati fieri e alti nelle strade. Presagio di morte e bellezza. Vittoria sull'Amore che sfiamma in cenere nei loro sguardi. Niente salvezza, stanotte. Una fanghiglia di corpi e mani e zoccoli bordati d'avorio. I cavalli delle grandi battaglie, qui fuori, a reclamare tutta la nostra stoltezza. Scivolo nella visione, disperatamente solo, la casa è ancora lontana e, forse, non arriverà mai. Nevermore.
L.
L.
01/11/2009
Alda, porcatroia. La casa sui Navigli si arrende al caos della tua morte. Sigarette, scritti, libri, fiori morti, scarpe, dediche e sole che se ne fotte. Mica puoi morire come Rimbaud. Mica puoi andartene così. Almeno saluta. Almeno zoppica su ciò che resta di questo paese. Sventola la tua Poesia, non come un addìo dalla nave sullo Stige ma come vento di puro respiro. Tumulata con gli illustri poeti resti viva nella bocca degli inutili vendemmiatori di Bellezza. Oh Alda. Incespicante diva di Dio. Sghemba anima prigioniera di letti bianchi. Ti cercavo ogni volta che attraversavo campi e campi e campi di libri. Sfogliavo, leggevo e ti lasciavo lì, abbandonata fra i Montale, le Achmatova o i Bukowski, banchetti d'amore e di zucchine, cavolfiori e rododendri. Fiori del male. Dove te ne stai andando, bestemmiando. Bevi e resta ancora un po'. Leggimi qualcosa. L' alba poi arriverà come sempre e lo sbatter di fianchi delle campane zittirà la Terra tutta alla tua morte, poetessa. Non rimane che un muto uccello in questo dannato primo di novembre. Porcatroia, Alda. Baciami Dio.
L.
L.
di mulligan at 23:00:00
2 Commenti
23/10/2009
Bouncin' con Dodo Marmarosa. Si scrive a qualcuno in tutta questa nebbia padana. Così, per avere un'eco, un ritorno, un sonar nel buio della sera, un "hey, ci sono, ci sono ancora, chiusa qui dentro, in questa enorme scatola di pazzìa". Buttato nelle onde sonore del piano malato di Dodo, nell'eccitante epopea be-bop di una civiltà sepolta e ingenua, nella testa in fiamme dei geni abbandonati come cani rabbiosi su una spiaggia morente di rifiuti. Flusso e riflusso. Guardami, ti obbligo, guardami. Schiacciato fra la pressa dell'umidità e il colore giallo di una lampada. Destinato ad andarmene, presto, lontano, nella moltitudine delle anime. Quasi come un brivido, la vita. Shuffle. Passo per queste strade come un mendicante. Non si sente più nemmeno il campanile. Ovatta sulla sera, carica di vodka e pensieri. Dodo's Bounce. E i dolori, il respiro nodoso dei tuoi capelli, il mistero delle tue gambe, il giardino in fiore del tuo corpo nell'amore, il lampo nero dei tuoi occhi, tutto, spazzato, via, da un fendente di notte e da uno stramaledetto sax. Roba da due soldi. E neppure gli occhi dell'Arte a guardare il Crocefisso perfetto delle Assenze. Brucia e passa oltre. Scuoti il nulla come una testa di un fiore e accontentati della mia Passione.
Viva, morente, erculea.
L.
disco: "Dodo's Dance" di Dodo Marmarosa.
Viva, morente, erculea.
L.
disco: "Dodo's Dance" di Dodo Marmarosa.
17/10/2009
We Shall Overcome. Un inno, anzi, qualcosa di più, che vola alto sopra tutta la stupidità umana, la cattiveria e l'ignoranza. Solo un estratto dal concerto per i 90 anni di Pete Seeger ma così dannatamente emozionante, totale, assoluto. Qualcosa che arriva dalle piantagioni, dalla pelle degli schiavi, dalle navi dei negrieri, dalla tua pancia più profonda, dal tuo vicino di casa idiota, dalla gola in fiamme della politica. Arriva, scuote e implora un abbraccio. Mi rifiuto di vivere nel vostro mondo. Rifiuto voi e la vostra stramaledetta stupidità. La vostra mediocrità. Siete merda. Roba marcia. Già cadaveri. Culi da sfondare. Tsunami di niente. Stupidi esseri seduti sulle vostre pance bianche con gli occhi sbarrati nel buio. Zavorra. E' un miracolo che respiriate. Profumata essenza di nulla. Insaccati d'aria. Sintomo inequivocabile della tragedia finale. We Shall Overcome.
http://www.youtube.com/watch?v=j__MFhKvGQA&feature=player_embedded
L.
http://www.youtube.com/watch?v=j__MFhKvGQA&feature=player_embedded
L.
07/10/2009
Ernest, non sono mai stato capace d'amarti. Ci ho provato, ma probabilmente troppo poco, con poca intensità, con la testa persa nell'amore o nella solitudine. Ti ho visto sempre come un uomo interessante, abbastanza pazzo da piacermi, che ha attraversato come il fuoco tutto il legno marcio del mondo, ma ecco, lì, sulla pagina, non mi hai mai allontanato dall'equivoco della vita. Ernest, ecchecazzo. Ora scopro che sei seppellito a Ketchum, Idaho. Fra due alberi, un pietrone santo a coprire le tue ossa mortali, a interrompere un prato. Vecchio ubriacone dal grilletto facile, Ernest, che ci fai sotto la pioggia dell'Idaho? Fra i coyotes curiosi e il tubo di scarico delle Ford. A luglio nascesti, a luglio il tuo gran cervello spalmato come vino sull'inutilità del mondo. Ernest, ho solo un libro, fra molti altri libri. Aspettami. Fammi spazio a Ketchum, Idaho. Fra il grido acuto dei merli e la pacatezza austera dei larici, lasciami penetrare stanotte nella tua carne mortale. Ernest. Hemingway. Fottuto pazzo scopatore.
L.
film: Fernanda Pivano: A Farewell To Beat
L.
film: Fernanda Pivano: A Farewell To Beat
25/09/2009
Qualcosa che ritorna, sulle note di "Oblivion" di Piazzolla. Sulle onde del bandoneon, nel mare vasto delle regate in solitaria. Appoggio una mano sulla parete di queste Grotte e gronda, trasuda, di solitudine, di sere, volti, mani e piccoli rimpianti. Me ne rendo conto. Non può esserci indignazione, furore, rabbia, quando cala l'estate e si spengono piano le luci. E' tempo per la malinconìa, per uno stringersi di ginocchia al petto. E' tempo di una pausa. Sassi che rotolano a valle. Rami spezzati. Sottoboschi. Umidume. Odori. Vibra la musica come un motore celeste. Un carro misterioso ed arcano alla ricerca del clock perfetto. Vivo e inciampo, zoppicando ogni giorno di più.
L.
film: "Basta Che Funzioni" - Woody Allen
disco: "American Central Dust" - Son Volt
L.
film: "Basta Che Funzioni" - Woody Allen
disco: "American Central Dust" - Son Volt
12/09/2009
Senti come spinge il contrabbasso. Doong, swooon, dun dun dun, dietro le incespicanti dita rivelatrici di Mehldau. "River Man". Del soffice Nick Drake. Un tamburo elettrico nell'estate morente. Un urlo - Drake Drake Drake ! - per l'ignoranza e l'arroganza e l'eroismo del gesto. Ritorna dolce, come una risacca alla fine sull'orlo della vita. Così, si spegne, pauroso, lento, magnifico, come un marinaio con la testa fra le mani. Un applauso. Indecisa notte, indecisa notte! Ricomincia Mehldau. Risuona. Risplendi. Fa che questa stanza diventi la mia Big Sur. Anche solo per un istante. Il cielo, oceano, le luci, navi, le voci, amici, il buio, amante. Tremori di benzedrina. Squarci d'assoluto. Perchè non mi ami - perchè non mi ami - perchè non mi ami. Swoon, dun dan dun. Picchia il contrabbasso sul senso immobile di tutto ciò che sei. Ritmo. Swing. Bestemmia. Risveglio amabile d'Hotel. River Man, River man, River man.